foto-arrivo-torino2-300x195Primavera 2008, una tiepida serata risveglia in me la voglia di correre, i miei primi 100 mt ed è già ora di tornare a casa. Anche se la corsa è il gesto più naturale al mondo(trovatemi qualcuno che può affermare di non essere capace a correre) procedere per più di 5 minuti mi sembra in quel momento impossibile. E’ iniziata la sfida, con me stesso naturalmente, e col passare del tempo l’autonomia di corsa aumenta, pian piano anche la velocità, «non mi sembra vero!». Le prime garette locali mi fanno capire che la strada da percorrere è ancora molta, ma il mio spirito competitivo mi spinge a pensare ad un traguardo apparentemente impossibile da raggiungere: la partecipazione ad una maratona entro un anno. Col tempo, gli allenamenti si fanno più serrati, intensi, la partecipazione alle mezze maratone, le difficoltà ad eseguire allenamenti molto più lunghi obbligatori per disputare una gara così impegnativa affiora prepotentemente. Non mi perdo d’animo, la mia volontà incrollabile unita al piacere che trovo a correre mi aiutano a non mollare e così arriva il fatidico momento. Io e Massimo, il mio fido pacer anche lui neofita delle lunghe distanze, partiamo il sabato alla volta di Torino. Le nubi cariche di pioggia non lasciano presagire nulla di buono per il giorno successivo e ciò non fa altro che gettare un ulteriore dubbio ai già presenti nella nostra testa. Durante il viaggio si discute sulla tattica di gara e sul ritmo da tenere che dovrà essere il più costante possibile: 5 min/ km potrebbe andare bene ad entrambi. La mia domanda ricorrente è: riuscirò a completare una maratona? 42 km e spicci, in quel momento, mi sembrano davvero tanti da correre. Siamo ormai alle porte di Torino, ad un certo punto un ingorgo ci “costringe” ad una deviazione; senza altre possibilità di uscirne imbocchiamo una traversa, dritti dritti in una zona limitata al traffico con tanto di telecamera: beh, «almeno per qualcosa ci siamo fatti notare», domani sarà sicuramente più difficile. Finalmente l’arrivo in albergo, ti senti un pò figo, (non capite male, intendo sportivamente) anche perchè non conoscendo le tue reali possibilità chiunque non troppo esperto di corsa potrebbe scambiarti per uno tra i migliori runners (fatemelo credere almeno per un momento, anche se la non più tenera età un po’ mi tradisce). Sbrigate le operazioni di check in, raccontiamo l’accaduto e sono invitato dal personale dell’albergo a compilare una richiesta d’annullamento del verbale confidando nello speranzoso accoglimento da parte del prefetto, previo inginocchiamento: speremmu ben!!! Raggiungiamo la camera, stupenda e oltretutto a prezzo calmierato grazie alla convenzione maratona, lasciamo tutti i bagagli e ci dirigiamo verso l’Expo dove ritiriamo il pettorale e pacco gara in un clima di festa un po’ rovinato dalla pioggia che inizia a cadere con discreta intensità. Usciamo, c’incamminiamo per una visita al luogo di partenza dopodichè facciamo un giretto per gli ultimi acquisti e intanto la fame inizia a farsi sentire, è ora del pieno di carboidrati. Consumiamo una cena abbondante e squisita in un ristorante vicino all’albergo pasteggiando ad acqua naturale ed un bicchiere di vino, «non ci facciamo mancare proprio nulla» alla faccia dei nostri vicini runners in preda ad equilibrati conti calorici: «peggio per loro!» Rientriamo presto in camera per preparare l’abbigliamento da gara; io protendo per la canotta e pantaloncino, Massimo più coperto anche a causa di un fastidioso raffreddore. Come da classico copione pre-gara passo la notte a rigirarmi nel letto avvolto nei miei mille pensieri e non mi aiuta certo la pioggia che cade ormai incessantemente da ore. La mattina mi sveglio dopo essermi assopito un poco, stordito dalla notte insonne, e per non tradire le “buone” abitudini non scendo a fare colazione. Me ne pentirò perché Massimo, al rientro in camera mi comunica che alla colazione era presente il mitico Orlando Pizzolato che seguirà la competizione in bicicletta nella consueta veste di tecnico e commentatore nella diretta RAI; «un arrivederci alla prossima volta anche perchè dubito che ci saranno possibilità di rivederlo in gara». Aspettiamo fino all’ultimo prima di uscire ed incamminarci in direzione della partenza per nulla incoraggiati dalle condizioni meteo. Un rapido riscaldamento, l’attesa è un insieme d’emozioni miste a dubbi ed incertezze vissute in religioso silenzio, poi una stretta di mano al mio compagno di corsa e si parte sotto una pioggia fina ma costante. Ai primi km l’energia non manca e l’entusiasmo mi porta un pò a strafare, meno male che il mio pacer mi riporta a più miti consigli. Tutto fila abbastanza liscio fino alla mezza, quando compaiono i primi dolorini complice anche il freddo che si fa più pungente fuori dai centri abitati ed è qui che comincio a credere di non aver proprio azzeccato in pieno l’abbigliamento, forse troppo estivo per l’occasione. Al 22° km inizia una leggera salita che raggiunge il suo apice al 28° km in corrispondenza dell’abitato di Rivoli, qui la fatica si fa sentire nelle gambe, ma subito dopo spiana e arrivati ad un incrocio una secca deviazione verso destra ci porta in Corso Francia, Massimo sorride come se ormai fosse fatta, ma ci dividono dall’arrivo altri 12 km a detta di tutti i più pericolosi(vedi muro del 35° km). Cerco di non pensarci e all’improvviso una sensazione mai avuta in allenamento si sveglia in me: ho fame, probabilmente a causa della mancata colazione. Dalla mano di Massimo spunta un provvidenziale spizzico di frutta secca che, pur se gradito, non può placare la mia fame assassina ed al ristoro successivo ingurgito il possibile, una mezza banana e giù sali a volontà(che mix!!). Non passa molto che il mio polpaccio mi lancia un doloroso avvertimento,è l’ora dei crampi, cerco di sciogliere i muscoli in corsa e ciò sembra darmi un pò di sollievo. Nella mia mente affiorano strani pensieri: «se incontrassi Orlando Pizzolato in questo momento gli chiederei un passaggio sulla canna della sua bici», ma dentro di me sono sicuro di poter trovare rinnovate energie.« Ciao Orlando, spero ci sarà l’occasione d’incontrarti la prossima volta». Siamo ormai al cartello del 37° km, poi il 38°, sono visibilmente emozionato, guardo Massimo in volto e gli faccio un cenno di incoraggiamento stringendo con forza il pugno della mano destra, la fatica è un remoto ricordo, gli ultimi 3 km e le lacrime di Giove Pluvio ( Lui sì che non ci ha mai lasciato) e le mie si uniscono per tratti brevi ma intensi. La consapevolezza di aver compiuto una piccola impresa prende forma, percorriamo gli ultimi metri insieme con le mani al cielo ripagati abbondantemente di tutte le fatiche da una giornata per me indimenticabile. La sfida con me stesso è vinta: correre quarantaduemilacentonovantacinquemetri una settimana prima di compiere 43 anni. Se qualcuno di voi sta pensando che stasera comincerà a correre, fate presto, è ora di calzare le scarpe, vedrete che ne sarà valsa la pena.
Fattor Fabrizio

This entry was posted on mercoledì, novembre 11th, 2009 at 14:26 and is filed under Articoli. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can skip to the end and leave a response. Pinging is currently not allowed.

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