E’ venerdì mattino, ci aspetta un aereo a Genova con destinazione Roma. Il viaggio di avvicinamento ha inizio in macchina, ho la solita sensazione che manchi qualcosa ed infatti, dopo pochi chilometri ecco il primo imprevisto, a causa della dimenticanza di alcuni importanti documenti da parte della mia dolce metà sono costretto ad un’inversione di marcia all’altezza del casello di Savona. Mi trattengo e decido di non inveire su di lei per quanto successo, anche se la tentazione è tanta, “vi ricordate quale comprensione, quando siamo noi ad essere sbadati”. Ritorniamo a casa e dopo un breve pit-stop si riparte a tutta velocità alla volta di Genova ma, nonostante il piede pesante, tra lavori in corso e traffico arriviamo in ritardo per il check-in. Per fortuna un comprensivo addetto ci lascia passare senza neanche il bisogno di insistere, “meno male, la prima è andata”, ringraziamo e, dopo i normali controlli, ci avviamo alla porta d’imbarco.

Perlomeno il fatto di essere arrivati in ritardo elimina quegli stressanti tempi morti che di solito si sopportano a fatica. In un attimo siamo a bordo e dopo un breve volo ci troviamo a destinazione in perfetto orario, contenti di aver superato la prima difficoltà. Spostamento in albergo, una breve sosta e siamo pronti per la prima maratona disputata tra il venerdì e il sabato fra monumenti, musei e negozi della bellissima Capitale. La domenica mattina presto, dopo la solita agitata nottata pre-gara, testo le condizioni di forma nella strada proprio sotto all’albergo eseguendo alcuni brevi tratti di corsa.  Da circa un mese soffro parecchio per un fastidioso mal di schiena e purtroppo le sensazioni non sono delle migliori, avverto un disagio che sembra non volermi abbandonare. Di ritorno in albergo m’incontro con Massimo, fedele compagno di corsa, a cui confido tutte le perplessità del momento.  Ormai è tempo di andare, c’incamminiamo verso la partenza. Abituati al traffico caotico l’atmosfera che ci si presenta davanti è quasi irreale, infatti, le strade già tutte chiuse al traffico ci regalano questa nuova situazione di “religioso silenzio”, niente di più consono alla Città del Vaticano. Comunque ogni dolore sembra sparito, trasportato dalla pace del momento.

E’ ora di entrare in griglia ed io e Massimo ci ritroviamo separati per la prima volta in maratona. Oggi sarò costretto a fare a meno della sua preziosa compagnia, anche se spero mi raggiungerà in poco tempo visto l’ottimo stato di forma. Gli rivolgo un ultimo saluto dalla mia posizione leggermente avanzata e mi faccio spazio tra la folla per trovare un posto più avanti possibile nel mio settore. Inizia il countdown dello speaker, sulle note di una musica coinvolgente l’emozione sale, mi faccio il segno della croce e allo sparo si parte. I primi chilometri sono di assestamento, mantengo la calma, sono sorpassato dai pacer delle tre ore con i loro palloncini gialli ed al seguito un gruppo piuttosto numeroso, cerco di evitare qualsiasi contatto al fine di non disperdere energie preziose e li lascio sfilare, non azzardo a seguirli neppure per pochi metri.

Uno sguardo al cardiofrequenzimetro, il ritmo che sto tenendo mi sembra un po’ esagerato per le condizioni del momento, le sensazioni sono in ogni caso buone e decido di seguire il mio istinto anziché l’orologio. Come sapete la maratona è una competizione molto lunga in cui le forze vanno dosate attentamente per non rimanere a secco sul finale di gara e la mia scelta potrebbe rivelarsi molto azzardata.

Dopo qualche chilometro sono raggiunto dai pacer delle 3h 15min contraddistinti dai palloncini color verde, cercherò di stare con loro fino a quando potrò. Tengo il loro passo abbastanza agevolmente e li precedo di poco per non stare troppo a contatto del gruppetto che conta ancora molti atleti.

Fino alla mezza maratona sto ancora piuttosto bene, ma da lì inizia a farsi risentire il mal di schiena, tengo duro e cerco di spostare i pensieri ad altro, però il dolore si fa sempre più intenso insieme alla difficoltà del percorso. Dal 30° km ci si mette anche un leggero vento contrario a rendere il tutto più difficile, i palloncini verdi se ne stanno andando e non ho la forza di resistere, li vedo ancora in lontananza, ma so che sarebbe un errore cercare di tenere quel passo. Il percorso si fa sempre più duro anche dal punto di vista altimetrico, salite e discese mettono a dura prova i muscoli già sollecitati dall’elevato chilometraggio e gli ultimi km. di sampietrini completano l’opera di distruzione. Vedo molti concorrenti in grande difficoltà, i palloncini verdi sono ormai fuori della mia visuale, mancano ancora “soli” 3 km che a me sembrano un’eternità, cerco di convincermi che manca davvero poco all’arrivo, riprendo fiducia con questo pensiero stampato in mente. In realtà mi aspetta ancora una ripida salita, la affronto di cattiveria, trovo inattese energie per un ultimo scatto, alzo gli occhi e vedo sul display l’indicazione del crono sotto le 3h 20’. Finalmente l’arrivo,  la forza mentale ancora una volta ha saputo vincere il dolore fisico, ancora una volta la corsa ha saputo darmi forti emozioni da raccontare agli amici al ritorno a casa o da conservare gelosamente per me stesso, ancora una maratona portata a termine e il pensiero vola verso la prossima corsa, quella più bella, quella che devo ancora correre.

Fabrizio Fattor

This entry was posted on venerdì, aprile 2nd, 2010 at 21:55 and is filed under Articoli. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can skip to the end and leave a response. Pinging is currently not allowed.

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